Quando parliamo di alcune caratteristiche che vorremmo per noi, quando parliamo di forza, coraggio, autostima, capacità, ci chiediamo: come faccio ad averle? Come faccio a raggiungerle, come mi dovrei sentire se le avessi?

Da cosa capirei di essere arrivato? Di sicuro riusciamo a vederle negli altri, ammiriamo quella persona perchè mostra grande “autostima”, quell’altra perchè è forte: “…magari potessi avere la sicurezza che mostra quella persona!”. “Magari fossi forte come lui!”.

Il punto è che se noi andiamo a parlare con le persone che ai nostri occhi hanno tutte queste capacità e virtù (e oggettivamente le hanno) non sanno di averle, non sanno di mostrarsi agli altri così, oppure non si riconoscono ad un livello così alto come noi percepiamo.

Se parliamo con un campione sportivo, egli non crede affatto di essere così forte, nella sua percezione ciò che ha raggiunto non è abbastanza e sta lavorando per essere qualcosa di più. In una famosa intervista, al giornalista che riferì l’impressionante numero di canestri realizzati all’ultimo secondo, Michael Jordan rispose che rappresentavano solo una piccola percentuale rispetto a tutti quelli che aveva sbagliato in vita sua e con i quali aveva fatto perdere le sue squadre.

Se parliamo con l’infermiera o il medico che tutti i giorni sono in prima linea contro l’infezione e rischiano per loro e per la propria famiglia e ne sottolineiamo l’estremo coraggio e forza, ci risponderanno che non si sentono affatto coraggiosi, che hanno paura, che sono in ansia…che non sanno come finirà (ma ai nostri occhi sono tra le persone più coraggiose).

Non dobbiamo aspettarci qualcosa, dobbiamo agire, dobbiamo farlo accadere. Colui che ci appare coraggioso non è che non sente paura, ha molta paura ma la affronta e, affrontandola, impara sempre meglio a gestirla…le paure rimangono, ma si modificano.

Colui che appare molto sicuro è perchè da sempre naviga nell’insicurezza e sa come gestire le vele mettendo in conto che potrebbe non arrivare a quel porto, colui che ai nostri occhi è un vincente sa per esperienza che la maggior parte delle volte si perde.

Come ha scritto recentemente il mio maestro Nardone (Nardone, Bartoli 2019) l’eccellenza non è una virtù (che si ha o non si ha), è un processo continuo, è un’attitudine a lavorare per migliorarsi sempre.

La differenza sostanziale tra chi ammira e chi viene ammirato è che i primi evitano o rinunciano e i secondi agiscono e non si tirano indietro pur non avendo la consapevolezza di essere sicuri, bravi e forti…..ma così facendo lo diventano! La vera differenza è nell’azione e nei comportamenti che mettiamo in atto.

Non aspettiamo che qualcosa ci arrivi dal cielo, andiamo a crearla, impariamo a gestire l’incertezza, rendiamoci flessibili e pensiamo…”cosa farebbe nella stessa situazione quella persona che ammiriamo tanto?”.

Dott. Paolo Fratagnoli Psicologo-Psicoterapeuta specialista in Psicoterapia Breve Strategica ad Arezzo e Siena (Asciano).