Ogni sforzo volontario atto a modificare qualcosa che accade “involontariamente” produce un effetto paradosso che provoca il risultato opposto.

Spesso la psicologia va alla ricerca della spiegazione e dell’interpretazione dimenticandosi di alcune regole di base ben conosciute all’approccio strategico. Ogni sforzo volontario atto a modificare qualcosa che accade “involontariamente” produce un effetto paradosso che provoca il risultato opposto. Ad esempio, se mi impaurisco e mi metto ad ascoltare i battiti del cuore per rassicurarmi e per sedare l’ansia, inevitabilmete paradosso qualcosa che funziona “involontariamente” e procurerò io, con le mie azioni, un aumento del battito. Allo stesso modo se ho paura di soffocare e inizio ad “ingoiare” aria  a più non posso, attraverso un’azione volontaria andrò a paradossare tutto il processo respiratorio ( funziona benissimo senza l’interferenza della nostra coscienza). Il mio tentativo volontario di risolvere l’ansia, peggiora il problema. I grandi performers sportivi sanno bene che la concentrazione e il ragionamento sono proficui prima e dopo l’atto sportivo ma durante l’esecuzione sono assolutamente da evitare. Se un ginnasta, nel momento dell’esecuzione dell’esercizio avesse la pretesa di controllare tutti i suoi movimenti sicuramente cadrebbe.

  “Non facciamo bene niente, finché non smettiamo di pensare al modo di farlo”(W. Hazlitt)

TENTARE DI CONTROLLARE LE NOSTRE REAZIONI FISIOLOGICHE CI AGITA ANCORA DI PIU’.

Se pensiamo ad azioni complesse che eseguiamo tutti i giorni forse il lettore potrà meglio comprendere. Guidare l’auto è certamente un compito complesso che richiede la coordinazione simultanea mano piede e allo stesso tempo risposte veloci sugli imput che arrivano da altri sensi quali vista e udito. Bene, se guidando avessimo la pretesa di controllare ogni movimento nel momento della sua esecuzione, sarebbe un’impresa impossibile o addirittura non saremmo più in grado di farlo e ci bloccheremmo di colpo. 

Questo si chiama paradosso del controllo ovvero “il troppo controllo, fa perdere il controllo.”

IL TROPPO CONTROLLO FA PERDERE IL CONTROLLO

 Quanto detto ha delle applicazioni molto pratiche su tutti noi ad esempio per i rapporti che abbiamo con la nostra mente e i nostri pensieri. La mente può essere educata e persuasa ma non controllata del tutto. Se ho un pensiero che mi disturba o un’immagine che non vorrei, ogni mio tentativo di bloccarla o scacciarla avrà l’effetto opposto a quello desiderato. Il pensare di non pensare, equivale in sostanza a pensare ancora di più. Occorrerà allora attuare delle strategie ad hoc per  evitare di cadere in questa trappola. Spesso sono proprio i tentativi che mettiamo in atto con le migliori intenzioni a mantenere e amplificare i problemi. Il tentativo volontario di controllo delle proprie reazioni fisiologiche ad esempio è una delle “tentate soluzioni” disfunzionali in tutti i disturbi fobici come attacchi di panico, fobie o ansia generalizzata.

Dott. Paolo Fratagnoli Psicologo Psicoterapeuta specialista in terapia breve strategica ad Arezzo e Asciano (SI).

Bibliografia:

-Paura , panico, fobie” (Nardone G. 1995)

-“Ossessioni, compulsioni, manie” (Nardone, G. 2013)

-“Pensieri brutti e cattivi” (Bartoletti, A. 2019)